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Direttiva pacchetti tra luci e ombre – Il parere legale


PREGI E DIFETTI

«È una revisione in chiaroscuro. Il suo pregio maggiore – afferma – è aver oltrepassato il perimetro della Ptd del 1990, introducendo elementi di novità, quali la disciplina dei rimborsi B2B, la figura del voucher come modalità facoltativa di rimborso».

Finanziamenti e agevolazioni

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L’aspetto peggiore, invece? «L’aver impostato la revisione su due fatti straordinari ed eccezionali – il Covid e il fallimento Thomas Cook – che non possono costituire un criterio guida per una normativa destinata a disciplinare innanzitutto aspetti ordinari: si è sostanzialmente invertito il principio secondo cui l’eccezione conferma la regola, facendo diventare l’eccezione la regola.

Tralasciando il maquillage legislativo, come l’intervento sulle definizioni di pacchetto, con la tanto invocata eliminazione dei Servizi Turistici Collegati, i punti fondamentali dell’intervento sono stati la querelle per l’introduzione o meno dei limiti degli acconti e dei saldi, poi saggiamente esclusa e rimessa a eventuali applicazioni degli Stati, e la revisione del regime del recesso del viaggiatore per circostanze “eccezionali e imprevedibili”: tema, influenzato dall’esperienza della pandemia, traumatica per i consumatori, non meno per le imprese turistiche». Per inciso: solo in Italia il Covid ha causato la chiusura di migliaia di agenzie su strada.

CIRCOSTANZE ECCEZIONALI

«Quello delle circostanze eccezionali è terreno delicato e ne è uscito un testo – puntualizza Lucarelli – che non brilla per chiarezza, dove, da una parte c’è un criterio di “prognosi ragionevole” rispetto alle cause eccezionali e inevitabili, ma dall’altra, con le correzioni in zona Cesarini, introduce un criterio oggettivo di individuazione di tali circostanze, riportandole nell’alveo di quelle da sempre individuate come tali, come catastrofali naturali, guerre e terrorismo.

L’aver escluso il recesso del consumatore per cause soggettive e personali ha impedito di aprire a una miriade di situazioni, tra cui valutazioni soggettive dettate dall’emotività che avrebbero minato il rischio di impresa. Anche l’introduzione del richiamo agli Avvisi delle Autorità non è più vincolante ai fini del recesso del viaggiatore, ma va valutato caso per caso».

CAPITOLO VOUCHER

Lucarelli esamina poi il capitolo voucher: «Si è detto della loro introduzione come forma alternativa di rimborso, basata solo sul consenso del viaggiatore: sarebbe stato opportuno avere coraggio, individuare ipotesi specifiche in cui rendere i voucher obbligatori per salvaguardare situazioni in cui l’operatore deve “congelare” i propri rapporti finanziari per proporre il viaggio sostitutivo.

Conto e carta

difficile da pignorare

 

Si potevano anche prevedere limiti di valore per i voucher obbligatori o una loro modulazione per valore di rimborso nell’interesse di consumatori e imprese. Vista la forte burocratizzazione per l’emissione dei voucher, dall’informativa relativa, alla procedura di cessione (per una sola volta) e la previsione della durata massima di 12 mesi, dovremo attendere almeno 24 mesi dall’entrata in vigore della normativa per renderci conto se questo strumento ha effettivamente attecchito oppure è rimasto imbrigliato nei troppi vincoli».

INSOLVENZA E FALLIMENTO

Anche il tema della revisione della garanzia per insolvenza e fallimento, con l’ampliamento della stessa ai voucher, non sembra trovare giustificazione nel rapporto costi-benefici. Detto ciò, l’articolo 22 è una delle novità più rilevanti perché colma un vuoto normativo, prevedendo il diritto degli organizzatori di ottenere dai fornitori il rimborso di quanto versato per i servizi non eseguiti o cancellati e consentendo di creare un “diritto alla provvista” da parte degli organizzatori che, a loro volta, devono rispondere all’obbligo di rimborso ai viaggiatori in 14 giorni: «È una norma di equità».

«Nell’ultima parte della direttiva – commenta ancora il legale – vi sono gli articoli che riguardano l’introduzione del sistema di gestione dei reclami stragiudiziali dei venditori e organizzatori, il procedimento di Adr – Alternative Dispute Resolution per il contenzioso turistico e le pesanti sanzioni per la valutazione direttiva. Non mi sento di criticare queste previsioni che, offrendo ulteriori tutele ai viaggiatori, puntano ad alleggerire lo squilibrio tra diritti e obblighi dei consumatori, presupposto che consente agli uni e agli altri di rispettare le norme e garantire che i sistemi di composizione stragiudiziale del contenzioso funzionino».

Insomma, conclude Lucarelli, «si attendeva una revisione coraggiosa, con una forte visione verso il futuro del mercato dei pacchetti turistici, ma ne esce un approccio interlocutorio e non del tutto compiuto, che necessariamente richiederà futuri ripensamenti».



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